Il fenomeno del pietismo - quando il carnefice diventa vittima


Ieri, giovedì 18 gennaio 2024, si è tenuta la prima udienza del processo a carico di Alessandro Impagnatiello, 31enne accusato dell'omicidio di Giulia Tramontano e del figlio che portava in grembo. 

Queste le dichiarazioni spontanee rilasciate dal reo: "Sono stato preso da qualcosa che risulterà sempre inspiegabile e da disumanità. Ero sconvolto e perso. Quel giorno ho distrutto la vita di Giulia e di nostro figlio, ho distrutto il bambino che ero pronto ad accogliere. Quel giorno anche io me ne sono andato, sono qui a parlare ma non vivo più. Non chiedo che queste scuse vengano accettate, perché sto sentendo ogni giorno cosa vuol dire perdere un figlio e molto di più, non posso chiedere perdono". 

A seguire, anche l'avvocato di lui si è affrettato a dire la sua: "Il pentimento di Alessandro è assolutamente sincero. Le scuse sono partite da lui. Non sa spiegare quello che è accaduto, si sente molto male."

Parole sicuramente frutto di una strategia difensiva volta ad evitare un possibile ergastolo, attraverso l'ottenimento di perizia psichiatrica, avvallando così l'ipotesi di un raptus. 

Parola non dettate, invece, dal cuore del giovane barman. 

Perché è possibile affermare ciò? 

Alessandro Impagnatiello, riferendosi a quanto da lui commesso, utilizza il termine "gesto". 

Ma ripercorriamo velocemente i fatti, partendo dal loro inizio.

Il 28 maggio 2023, Alessandro Impagnatiello si reca dai Carabinieri per denunciare la scomparsa della sua fidanzata e convivente Giulia Tramontano. Parla di un allontanamento spontaneo, probabilmente dovuto alla scoperta di una relazione parallela del ragazzo. Si dimostra preoccupato. 

Crea una prima versione. 

Il 31 maggio la confessione. Giulia è stata uccisa il 27 maggio 2023 per mano dello stesso soggetto che ne ha poi abbandonato il corpo. 

Confessione fantasiosa e modificata a più riprese; inizialmente, le ferite da taglio Giulia se le era procurate in autonomia tagliando dei pomodori. 

In aula, oggi, si discute sull'unica e concreta realtà dei fatti. 

Uccisa con ben 37 coltellate, mentre si trovava di spalle, il ragazzo ha poi continuato, fino al giorno seguente, ad utilizzare il cellulare della ragazza al fine di non far nascere sospetti nei familiari di lei. 

Ha cercato più volte di bruciarne il corpo e, prima di abbandonarlo poco lontano dall'abitazione coniugale, l'ha tenuto per quasi 24 ore chiuso nel bagagliaio della sua autovettura. Forse in attesa del momento e delle modalità più idonee per sbarazzarsene. 

Il tutto, mentre da dicembre 2022 cercava di avvelenare Giulia somministrandole quotidianamente del topicida. A piccole dosi, forse per inscenare una morte più naturale possibile.

Il tutto, mentre agli occhi del mondo si fingeva preoccupato per l'allontanamento volontario della compagna, incinta del loro bambino. 

Il tutto, mentre si recava a casa di quella che era la sua amante, facendo passare Giulia per malata mentale.

Alessandro Impagnatiello non si è reso responsabile di un unico gesto estemporaneo, eventualmente compatibile con un raptus. 

Ha messo in atto un vero e proprio disegno criminoso, che ha richiesto un accurato studio protratto nel tempo. 

Pertanto è chiaro che, quello di oggi, sia un comportamento forzato, compatibile anche con la personalità narcisistica dimostrata da Impagnatiello. 

Incapace di provare genuina empatia, affetto soltanto da autocommiserazione. 

L'obiettivo è quello di scatenare un sentimento di pietà nell'opinione pubblica e, per quanto assurdo possa essere, ci sta riuscendo. 

No? E allora perché oggi si parla solo dell'atteggiamento tenuto da Impagnatiello in aula, senza invece porre l'attenzione sui reati per il quale lo stesso è accusato? 

Ieri è stato proprio lui l'assoluto protagonista della cronaca nazionale; fotografie del suo arrivo in aula, uno sguardo perso, lacrime asciugate con un fazzoletto bianco e poche parole di pentimento. 

Questa attenzione maniacale, però, corre il rischio di diventare pietismo. 

Non dimentichiamoci che, fino a solo qualche mese fa, è stato descritto come il peggiore mostro di sempre.

L'attenzione dell'opinione pubblica e dei media dovrebbe essere concentrata unicamente su quanto commesso dal ragazzo, ovvero l'omicidio premeditato di una donna al settimo mese di gravidanza. 

Non è fondamentale comprendere l'emotività dell'assassino, se questo rischia di offuscare il vero obiettivo, quello di ottenere giustizia nei confronti di una e donne e del suo bambino che non ha mai potuto vedere la luce. 

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