Analisi criminologica dell'omicidio di Giulia Cecchettin - dalla premeditazione, al possibile movente, al mancato suicidio.
Sabato 18 novembre, poco lontano dal lago di Barcis, è stato rinvenuto il cadavere di Giulia Cecchettin.
La ragazza era stata vista per l'ultima volta esattamente una settimana prima, per poi sparire assieme a quello che era il suo ormai ex ragazzo, Filippo Turetta.
Da allora, più nessuna notizia dei due.
Dinamica del delitto
Stando a quanto finora emerso, sembrerebbe che l'atto omicidiario sia avvenuto in due momenti e in due luoghi diversi; il parcheggio vicino a casa di Giulia, a Vigonovo, e la zona industriale di Fossò, dove parte dell'aggressione è stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza degli edifici adiacenti.
Nel parcheggio di Vigonovo, copiose macchie di sangue, non compatibili con una semplice aggressione, e un coltello da cucina di circa 21 cm, con la lama spezzata.
Qui il testimone avrebbe sentito le urla della ragazza mentre chiedeva aiuto, allertando così i Carabinieri.
Ecco perché il ragazzo avrebbe colpito Giulia per poi caricarla macchina e raggiungere la zona industriale di Fossò, luogo più appartato e poco distante da lì, ove sono state rinvenute ulteriori tracce ematiche, delle ciocche di capelli e un nastro adesivo.
E' qui che si sarebbe consumata la dinamica maggiore, totalmente ripresa dalle telecamere di sicurezza e notata da una guardia.
Una collutazione durata circa 25 minuti.
Al termine dell'aggressione, nella quale il Turetta avrebbe anche seguito in macchina Giulia mentre tentava la fuga, si vede chiaramente la ragazza esanime a terra e Filippo che, con forza, la carica in macchina per poi allontanarsi a forte velocità.
Con Giulia in braccio, Filippo Turetta viene ripreso intento a guardarsi intorno, forse per assicurarsi di non essere stato visto da nessuno.
Si può parlare di delitto premeditato?
Una prima ispezione esterna del corpo di Giulia, effettuata dal medico legale Antonello Cirnelli, ha evidenziato oltre 20 coltellate, localizzate tra la testa e il collo.
Presenti anche ferite alle mani e alle braccia, le c.d. ferite da difesa, a dimostrazione che Giulia, al momento dell'aggressione, era ancora viva e ha cercato di difendersi.
Il coltello
Si parla di ferite da taglio, che quindi presuppongono l'esistenza di un coltello.
Un frammento di esso è stato poi ritrovato in prossimità del luogo della presunta prima lite, a Vigonovo, poco distante dall'abitazione della ragazza.
Giulia è stata prima aggredita fisicamente, per poi essere accoltellata, forse addirittura in due momenti distinti.
Il nastro adesivo
Nella zona industriale di Fossò, luogo in cui è stata ripresa dalle telecamere di sicurezza l'ultima aggressione, accanto a delle ciocche di capelli e delle macchie ematiche, anche un pezzetto di nastro adesivo di colore grigio.
Nastro adesivo uguale a quello che gli inquirenti hanno sequestrato nella abitazione del ragazzo.
Forse utilizzato per coprile la bocca durante tutto il suo iter omicidiario, al fine di evitare che Giulia urlasse.
I soldi
Da quanto emerso, Filippo quella sera era uscito di casa con oltre 300 euro in contanti.
Ma come sarebbero giustificabili, in relazione alla cena al fastfood in programma per quella sera con Giulia?
Dalle segnalazioni, si sarebbe fermato a fare rifornimento di benzina a Cortina d'Ampezzo, pagando con una banconota da 20 euro, sporca di sangue.
I sacchi di plastica
Sul luogo del rinvenimento, usati per coprire il corpo ormai privo di vita di Giulia, c'erano dei sacchi neri di plastica.
In prossimità del cadavere, il rotolo intero.
E' verosimile pensare che Filippo li avesse portati con sè da casa.
Il telefono
Entrambi i cellulari dei due ragazzi, da quel sabato sera, risultavano spenti.
Un gesto del tutto volontario, da parte di Filippo, al fine di evitare una possibile localizzazione, o utile a far pensare ad una fuga volontaria.
Può un ragazzo di 22 anni, in fuga, muoversi senza l'ausilio di un telefono cellulare?
O ne aveva un secondo con sè, da utilizzare negli spostamenti e per rimanere aggiornato su quanto invece stava accadendo?
Il computer di Filippo
Dall'analisi informatica forense effettuata dagli inquirenti sul computer portatile di Filippo, sono emerse delle ricerche effettuate dal ragazzo in precedenza, relative a "kit di sopravvivenza in montagna".
Emerse anche delle ricerche relative a degli itinerari.
Non credo che Filippo stesse pianificando la sua via di fuga, ma semplicemente luoghi idonei all'occultamento del cadavere di Giulia.
Mappe geografiche
Nella Fiat Punto di Filippo Turetta sono state rinvenute alcune cartine geografiche.
Verosimilmente utilizzate dallo stesso ragazzo per la fuga, subito dopo aver abbandonato il corpo.
Questa versione sarebbe anche compatibile con i percorsi sconnessi e segnalati, effettuati dall'autovettura.
Filippo arriva a nord, ma poi torna a sud.
Al momento del fermo sull'autostrada tedesca, la Fiat Punto si trovava in un senso di marcia compatibile con un rientro verso l'Italia.
Aveva forse deciso di costituirsi, dopo ben sette giorni di fuga?
Si tratta di una fuga disordinata, una sorta di girovagare, tipica di qualcuno che non ha un obiettivo preciso.
Luogo del rinvenimento
Il corpo ormai privo di vita di Giulia è stato rinvenuto in una zona boschiva, adiacente al lago di Barcis.
Ben nascosto in un anfratto, coperto da dei sacchi di plastica.
Non visibile dalla strada, nemmeno con l'ausilio di droni ed elicotteri.
Una strada di montagna, ovviamente priva di illuminazione, soprattutto verso le 3 di mattina, orario compatibile con l'abbandono del corpo.
E' presumibile pensare che fosse tutt'altro che un luogo casuale in cui abbandonare la vittima.
Un luogo cercato e scelto proprio per le sue caratteristiche morfologiche che ne rendono quasi impossibile l'accesso e la visuale.
Dalle dichiarazione rese dai familiari di Filippo Turetta, il ragazzo era un amante della montagna.
Probabile quindi che conoscesse molto bene la zona.
Dalla prima ispezione cadaverica effettuata dal medico legale, non sono emerse tracce da rotolamento.
Questo significa che Filippo ha caricato Giulia sulle spalle e l'ha portata fino all'anfratto, per poi adagiarla accanto alla roccia.
Il tutto, di nuovo, in una zona morfologicamente complessa e priva di illuminazione.
E' alquanto verosimile quindi affermare con certezza che la scelta del luogo sia stata frutto di studio e di premeditazione.
Cambio d'abito
Più di 20 coltellate significano una perdita copiosa di sangue; a dimostrazione di questo, anche le tracce ematiche rinvenute nel parcheggio.
Appare pertanto impossibile che Filippo non si sia macchiato di sangue quella notte; sia durante l'atto omicidiario, che in seguito, abbandonando il corpo della giovane.
Al momento del rinvenimento, pare però che non ci fosse presenza di tracce ematiche sui suoi abiti.
Com'era vestito al momento dell'uscita di casa, quel sabato sera?
E com'era vestito al momento del fermo da parte della Polizia tedesca?
Un possibile e presunto cambio d'abito, andrebbe ad avvallare la presenza di premeditazione.
Analizzando tutti gli elementi finora forniti, emerge senza ombra di dubbio una premeditazione del delitto in ogni sua parte, munendosi di tutto il necessario al fine di portare al termine il progetto.
Un progetto studiato nei minimi dettagli solo fino al momento dell'occultamento del cadavere.
La fuga, invece, consisteva in un girovagare senza meta e senza fine.
Il ragazzo, molto probabilmente, non aveva neanche preso in considerazione il "dopo".
Complice anche ovviamente la giovane età e la situazione psicologica compromessa in cui inevitabilmente si trovava a delitto compiuto.
Una premeditazione sì, ma molto superficiale.
Due possibili disegni
Filippo, quel sabato sera, era uscito di casa per accompagnare Giulia al centro commerciale, con tutto l'occorrente per portare a termine il suo piano omicidiario.
Uccidere Giulia non era però il suo obiettivo primario.
Nel parcheggio di Vigonovo, nel quale sono state rinvenute delle tracce ematiche e dove il testimone ha riferito di aver sentito delle urla, infatti, Filippo Turetta potrebbe aver tentato un approccio/confronto, non di tipo sessuale.
Avrebbe provato a dissuaderla nei suoi progetti futuri, forse chiedendole di ritardare la sua laurea in modo tale da potersi laureare più avanti insieme al ragazzo; forse le avrebbe anche proposto di non allontanarsi, ma di cambiare i suoi piani in relazione a quelli di lui.
Davanti all'ennesimo rifiuto da parte di Giulia, Filippo avrebbe iniziato la sua aggressione.
Filippo, quel sabato sera, era uscito di casa con l'idea: se lei mi rifiuta e sceglie la sua libertà, allora io la uccido.
Forse, se Giulia avesse assecondati i progetti malati di Filippo, sarebbe ancora viva.
Movente
20 coltellate simboleggiano un accanimento, che richiede una forte matrice di rabbia e frustrazione.
Giulia stava per laurearsi, avrebbe cambiato università e, di conseguenza, abitudini.
Avrebbe quindi avuto meno tempo da dedicare a Filippo, e, proseguire con la sua vita lontano dall'ambiente universitario che erano soliti condividere, avrebbe significato conoscere e rapportarsi con nuove persone; fare scelte autonome, senza renderlo per forza partecipe.
L'obiettivo principale di Filippo non era quello di ricostruire un rapporto sentimentale con Giulia.
Viveva infatti del sentimento di potere che sapeva benissimo di poter esercitare ancora su di lei.
Nonostante si fossero lasciati, Giulia, complice la sofferenza del ragazzo, aveva accettato di continuare a frequentarlo, seppur in amicizia.
Un distacco fisico, avrebbe senza dubbio portato Filippo a perdere quel potere e quel controllo che finora aveva potuto esercitare su di lei, necessario a nutrire il suo ego narcisista.
La manipolava.
Non ha accettato che lei dimostrasse indipendenza da lui.
Campanelli d'allarme
Ad agosto la loro relazione era terminata definitivamente, per scelta di Giulia.
Filippo era diventato oppressivo, geloso, mentre lei voleva concentrarsi su progetti di vita futuri.
La laurea, poi una nuova università.
Quando si erano lasciati, Filippo aveva detto al padre: "mi ammazzo, senza di lei non so vivere".
Filippo è stato descritto, da amici e parenti, sì come il classico bravo ragazzo, ma con dei tratti oppressivi e paranoici.
Le controllava il telefono, pretendeva delle uscite, era geloso delle sue amicizie.
Sono tutti campanelli che avrebbero dovuto allarmare non Giulia, parte interessata, ma tutti coloro che erano accanto.
Campanelli sottovalutati, anche perché in un primo momento Filippo veniva descritto come "bravo ragazzo, che le preparava i biscotti". Solo qualche giorno più tardi, i più vicini ai due hanno iniziato a sottolineare dei comportamenti piuttosto borderline tenuti dal giovane.
L'ambiente familiare è il luogo in cui avviene l'imprinting affettivo, per poi svilupparsi all'interno del contesto socio-educativo.
La responsabilità diretta è, e sarà sempre, solo di Filippo Turetta, ma possibile che nessuno si sia mai accorto di esternazioni e comportamenti che, a volte, potevano oltrepassare quella che è la linea limite?
Oppure si è stati tutti, inconsapevolmente, forse troppo superficiali, minimizzando alcuni suoi comportamenti e atteggiamenti, contribuendo così con all'espressione di una personalità disturbata?
Perché non è avvenuto il suicidio?
Solitamente, il triste epilogo degli omicidi che avvengono in ambito familiare, termina con il suicidio del reo.
Questo perché il progetto omicidiario si consuma nel momento della morte della vittima.
Si tratta del tipico pensiero deviante "o con me, o senza di me".
Una volta che lei è morta, io non ho più motivo di esistere.
Questi individui, seppur a tutti gli effetti assassini, il più delle volte non rappresentano un pericolo sociale, in quanto la loro matrice omicida si conclude nel momento in cui cagionano la morte dell'altro.
Il fatto che Filippo Turetta non si sia ucciso dopo aver cagionato la morte di Giulia, ma anzi, abbia continuato la sua fuga, denota un'estrema pericolosità del soggetto a livello sociale.
Una lucidità, seppur limitata in solo una parte, inaudita e pericolosa nell’organizzazione delittuosa.
Il suo obiettivo non è stato raggiunto con la morte della ragazza; complice anche un sentimento di competizione tipico delle personalità narcisiste, la ribellione di Giulia nei suoi confronti era diventato un ostacolo da eliminare prima di poter continuare la sua vita.
Nella mente del narcisista Filippo, non esiste il disegno de "la mia vita con Giulia", ma "finché io ho potere su di lei, la voglio con me, perché contribuisce a nutrire il mio ego. Nel momento in cui lei si permette di decidere per la sua libertà, allora diventa un ostacolo e un'offesa nei miei confronti, che va eliminato".
Filippo Turetta attualmente si trova in un carcere tedesco e non si è opposto all'estradizione in Italia, che avverrà nei prossimi giorni, compatibilmente con i tempi burocratici.
Saranno comunque l'analisi dell'autovettura e l'ispezione cadaverica a togliere ogni dubbio in merito alla dinamica dell'omicidio.

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